Nel numero di Aprile (Numero 17, Anno III) di AUDIOPHILE SOUND (in uscita ai primi di maggio) vi è un ampio articolo riguardo SVaNa e AS.
Audiophile Sound è una prestigiosa rivista mensile italiana che punta la sua attenzione sul mondo delle case discografiche e su quello più vasto della musica (classica e non) dal punto di vista dell’appassionato audiofilo.


SVaNa RECORDINGS

«SVaNa significa ‘suono’ in sanscrito. Questa parola – filosofia – non è del tutto fuori luogo, in quanto ogni passione mediata dallo studio e dal ragionamento e ogni interesse alimentato dall’amore per il far bene, fin nei più piccoli dettagli, può dirsi una piccola, magari artigianale (nel senso creativo del termine), filosofia»

di Federico Cabitza (Sound and Artistic Director, SVaNa – Sound Recordings)

SVaNa è una casa di registrazione, fondata circa sei mesi fa e AS, con musiche del novecento per il flauto di Mario Caroli, è la sua prima realizzazione, il primo frutto del nostro lavoro e delle nostre idee. Sebbene sia ovvio che nulla più del suono sia importante per caratterizzare la qualità di una casa discografica e l’attenzione che chi ci lavora dedica anche ai più piccoli dettagli, vorrei delineare brevemente che cos’è SVaNa e che cosa essa vorrebbe essere all’interno della comunità degli appassionati di musica. Fin dall’inizio, quando io e Marco Brianza decidemmo di intraprendere questa attività, ci era chiaro che il nostro fine non sarebbe stato quello di creare “un’altra” casa discografica, da aggiungere al novero di quelle case magari piccole ma che sono però capaci di infondere nelle loro produzioni una cura del tutto particolare e che per questo si dicono giustamente “audiofile”; quello che intendevamo fare (e che intendiamo tuttora) attraverso SVaNa, era di intraprendere un percorso di ricerca particolare e personale, dedicato alla scelta dei luoghi e delle attrezzature, delle musiche e degli interpreti, che ci permettesse di esprimere il nostro senso dell’arte e della tecnologia, in una parola: la nostra filosofia riguardo la musica e il suono (svana significa appunto “suono” in sanscrito). Questa parola – filosofia – non è del tutto fuori luogo, in quanto ogni passione mediata dallo studio e dal ragionamento e ogni interesse alimentato dall’amore per il far bene, fin nei più piccoli dettagli, può dirsi una piccola, magari artigianale (nel senso creativo del termine), filosofia. Io e Marco, fin da prima di incontrarci al corso di “informatica applicata al suono” dell’Università degli Studi di Milano, avevamo idee molto simili riguardo a come orientare il proprio lavoro per registrare in maniera particolare (ed eppure essenziale) un evento musicale, per cercare di cogliere dell’esecuzione artistica e musicale, oltre alla vibrazione meccanica dell’aria che si dice suono, anche qualcosa di più, foss’anche solo l’emozione con cui noi la vivevamo e la nostra volontà di condividere con altri quel momento di arte e magia; in SVaNa queste idee hanno trovato maturazione e ispirazione: ora più che mai siamo convinti che la purezza del suono si possa raggiungere con semplicità e con l’uso sapiente delle tecnologie più avanzate, non con un dispiego di risorse esagerato che tende a snaturarlo e a renderlo eccessivamente artificiale; per questo motivo SVaNa opta il più delle volte per una scelta stereofonica perfetta (due canali), per una tecnica di ripresa microfonica che permetta la riproduzione sonora più realistica (utilizziamo anche una versione da noi leggermente modificata della configurazione binaurale Optimum Stereo Signal) e per una linea di segnale che garantisca il suono più pulito e preciso (maggiori dettagli tecnici si trovano nelle pagine del nostro sito internet: http://www.svana.com). Pensando anche a come caratterizzare il suono SVaNa, fin dall’inizio ci siamo detti convinti che il suono fosse espressione peculiare ed insopprimibile dello spazio che circonda l’evento musicale e che per questo motivo sarebbe stato importante ambientare le nostre registrazioni in ambienti reali (chiese, castelli, ville, auditorium, teatri) che fossero dotati di una ricchezza acustica e di un riverbero che difficilmente si sarebbero potuti ricreare in studio o per mezzo di artifici in fase di mastering.
Registrare il nostro primo disco, AS appunto (breve parola sanscrita che significa “bocca”), ha sicuramente rafforzato queste idee ed è quindi con gioia e curiosità che noi l’offriamo all’attenzione di chi, come noi, ama la musica, il suono nelle sue più complesse articolazioni e pensa che la “buona registrazione di suoni” (a cui accenniamo con un gioco di parole nel nostro logo) possa essere e debba essere – almeno nelle intenzioni – una forma d’arte.
Con AS pensiamo di aver realizzato qualcosa di particolare: il programma è una visione a tutto tondo delle capacità espressive del flauto contemporaneo, dal tecnicismo parossistico al fraseggiare monodico e melodico fino all’invenzione instancabile di nuovi timbri e sonorità. Mario Caroli è l’interprete d’elezione. Perfetto nella tecnica, capace di grande versatilità espressiva e di interpretazioni ora delicatissime, ora furiose, rapide o sognanti. La musica di AS è un saggio della sua arte interpretativa e di quanto possa essere feconda la collaborazione tra compositore e interprete, di quanto l’uno possa mostrare all’altro il percorso nascosto per l’espressione dell’emozione che è intrecciata con le note di uno spartito.
Per ambientare adeguatamente questa opportunità che ci pareva unica e preziosa abbiamo cercato a lungo un luogo che potesse ospitare e – come dire – fare suo, arricchire, il suono del flauto di Mario Caroli. Abbiamo visitato battisteri, cappelle, chiese, alla ricerca non solo di un suono ricco, riverberante e al contempo preciso, ma anche di una particolare dimensione di isolamento e silenzio che ci tenesse lontani dal rumore incessante (anche notturno) dell’attività umana.
Un posto del genere lo abbiamo trovato nell’antica e splendida chiesa di San Pietro al Monte. Questa massima espressione del romanico lombardo si trova sulle falde del Monte Cornizzolo, è circondato dai monti e dai boschi dei dintorni di Lecco e Civate ed è raggiungibile solo dopo un’ora di cammino per un sentiero montano a tratti parecchio ripido (come sanno bene le nostre schiene e quelle dei nostri amici collaboratori, che hanno dovuto portare su anche delle batterie al piombo che avrebbero garantito una alimentazione continua e priva di rumore).
La registrazione di AS è avvenuta nell’arco di una sola giornata, dalla mattina alla sera, in un vero tour de force sia per Mario, che per noi e la nostra attrezzatura; quest’ultima in particolare ha dovuto sopportare un susseguirsi di fenomeni atmosferici di una certa intensità: il clima umido della chiesa, un vento a tratti fortissimo, un rapido ma torrenziale rovescio di pioggia, il passaggio lento ed elefantiaco di nubi che ci hanno avvolti per diversi minuti in una atmosfera nebbiosa di grande suggestione (caso volle che Mario in quegli istanti stesse per affrontare il brano di Dillon dal titolo Sgothan, “nuvole” in gaelico…). Per via delle condizioni atmosferiche avverse un brano del disco, Ravine, è stato registrato nella cripta della chiesa, dove il rumore della pioggia non arrivava che in lontananza e contribuiva a dare al pezzo un’atmosfera cupa e misteriosa; il fatto che questo non infastidisse ma anzi aumentasse l’emozione insita nel pezzo (ravine è parola inglese che significa orrido e burrone e nei suoi suoni è appunto presente la suggestione del chiuso e del profondo) – anche confortati dal parere del compositore – ci ha convinto a non sospendere la seduta di registrazione ma anzi ad optare anche per quella seconda locazione, in grado di mostrare una seconda faccia della singolare e affascinante acustica della chiesa.
La messa a punto del miking è una nota che ricorrerà spesso nelle realizzazioni SVaNa: ovvia e meticolosa cura nella scelta del punto di ripresa (il programma richiedeva un’attenzione ai particolari timbrici e ai rumori materici dello strumento che hanno spinto per una ripresa ravvicinata, circa un metro e mezzo dalla sezione centrale del flauto); utilizzo di un disco Jecklin da noi costruito modificando il progetto originale anche alla luce degli studi più recenti (Bluthard et al.) dedicati alla tecnica di ripresa OSS; impiego di due microfoni omnidirezionali molto precisi e sensibili, dalla coloritura quasi totalmente neutra (volevano dei microfoni che all’interno del linea di segnale sembrassero quasi trasparenti e ci pare di averne trovato un’ottima coppia negli ULS AKG: capsula CK62 e preamplificatore C480-B); pochi metri di cavo microfonico (il taglio più piccolo che usiamo è per ora il due metri) e conversione AD a 24 bit e 96kHz tramite il convertitore Crystal CS5396 del nostro ADI96-PRO RME con alimentatore a batterie autocostruito; collegamento AES/EBU di parecchie decine di metri (che ci ha permesso di sistemarci in un locale della canonica attigua alla chiesa) e HardDisk Recording su DAW (PC industriale portatile Siemens) altamente ottimizzato per l’audio (scheda di acquisizione: DIGI96-PAD RME) e monitoring con cuffia (Seenheiser, Sony e ER-4S).
Il suono SVaNa si caratterizza per il fatto che non impiega missaggio multitraccia, che non impiega alcuna compressione in ripresa e in postproduzione, né equalizzazione o aggiunta di effetti quali riverbero, spazializzazione, etc.; l’editing e il mastering è stato effettuato con la stretta collaborazione dell’interprete e, nel caso del brano “Ravine”, anche del compositore, Stefano Gervasoni (che ringraziamo anche in questa sede per la gentilezza e disponibilità dimostrataci in più occasioni).